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Nomad – In cammino con Bruce Chatwin

TRAMA NOMAD – IN CAMMINO CON BRUCE CHATWIN

Nomad – In cammino con Bruce Chatwin, film diretto da Werner Herzog, è un documentario sullo scrittore e viaggiatore Bruce Chatwin, grande amico del regista e morto di AIDS all’apice della sua carriera nel 1989. Sul letto di morte l’intellettuale mandò a chiamare il cineasta e, dopo aver discusso del suo ultimo film, “Wodaabe – I pastori del sole”, gli donò il suo zaino, simbolo delle sue esplorazioni intorno al mondo.
Sono passati ben trent’anni da quel giorno e con alle spalle il regalo di addio dell’amico, Herzog intraprende un viaggio per ripercorrere le sue orme, ritornando nei luoghi da lui visitati e raccontati nei suoi romanzi. Amici, ma anche l’uno l’influenza dell’altro: le opere prime di Hezog sono state un punto di partenza per la stesura di molti testi di Chatwin, mentre i romanzi del letterato hanno ispirato alcuni film herzoghiani, ne è un esempio “Cobra Verde”, tratto dal romanzo “Il viceré di Ouidah”. Non solo un sodalizio artistico ha legato i due, ma anche una comune passione per la vita nomade e il desiderio di sapere, conoscere ed esplorare.
Una narrazione in pieno stile Herzog, quella del film, che in otto capitoli ripercorre i luoghi della vita di Chatwin e incontra gli amici, la moglie Elizabeth e il suo biografo, Nicholas Shakespeare. Un percorso che intreccia l’arte con la sfera personale per consegnare il ritratto dell’uomo che ha reinventato la letteratura di viaggio nel Novecento. Si va dalla Patagonia alle Black Mountains in Galles, fino all’arido Outback australiano, mentre la voce dello stesso Herzog racconta i paesaggi mostrati, spesso con le parole dello stesso Chatwin, leggendo estratti dei suoi scritti.
L’interesse dello scrittore per la vita nomade viene da un’ossessione, data dall’irrequietezza e provocata dal terrore di restare troppo tempo fermi. A questo desiderio di divenire e di movimento si accompagna la passione per le terre perdute, i luoghi ai margini del mondo e un’inesauribile indagine sul bisogno dell’uomo di vagare sin dalla sua venuta al mondo. “Uno scrittore unico, che ha trasformato racconti mitici in viaggi della mente”, è così che Herzog ricorda l’amico, rivelando l’intento di non realizzare un biopic tradizionale, ma qualcosa che fosse ispirato a Bruce stesso e narrato come solo il regista utopista sa fare.

Fonte: Comingsoon.it

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