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Padrenostro, cronaca e fantasia negli anni di piombo

 Un’infinita paura che diventa diario tra realtà e sogno in una Roma, quella del 1976, molto più vivibile di ora nonostante la violenza. È PADRENOSTRO di Claudio Noce, già in concorso alla 77/ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e dal 31 dicembre distribuito da Vision sulla piattaforma digitale Miocinema.
Un film che da un lato ha la forza della cronaca, della verità, ovvero l’attentato da parte di gruppi armati proletari al padre del regista e, dall’altro, mostra le infinite risorse dell’immaginazione di un ragazzino che, non riuscendo mai davvero a superare la forza emotiva delle immagini di quel fatto di sangue, fa montare il tutto nella sua fantasia.
In questo spazio ambiguo tra realtà, immaginazione e sogno, si svolge l’opera di Noce che racconta, passo dopo passo, tra musica classica e le note di ‘Impressioni di settembre’ dei Pfm, la storia di Valerio (Mattia Garaci), dieci anni, ma con un cuore particolarmente fragile e bambino.
Prima appunto l’attentato, vissuto da testimone insieme alla madre Gina (Barbara Ronchi), ai danni dell’amato padre Alfonso (Pierfrancesco Favino che ha ottenuto per questo ruolo la Coppa Volpi), e poi, in casa, la lunga attesa del suo ritorno.
A scuola dicono a Valerio che il padre è un eroe, ma per lui quello che conta davvero è il fatto che sia vivo e, soprattutto, che nessuno possa minacciarlo ancora.
Dopo questo drammatico episodio, nella vita di Valerio entra l’amicizia ‘vera’ o ‘immaginaria’, di un ragazzino, Christian (Francesco Gheghi), poco più grande di lui.
Sarà proprio questa amicizia con Christian, una sorta di Lucignolo, a tirar fuori Valerio dal tunnel in cui era entrato tra le preoccupazioni di entrambi i genitori.
E il padre Alfonso? È un uomo sempre sotto scorta che ha paura, ma non vuol darlo troppo a vedere per non spaventare la famiglia. Interpretato da un Favino come sempre straordinario e comunque ancora più perfetto nell’interpretare un uomo di quegli anni pieno di solidi valori, ma anche di molti impacci.
Puntuale la ricostruzione storica e anche il clima di quel periodo. Come quando il tg dà, come capitava spesso, la notizia dell’attentato non omettendo, senza troppo stile, la lettura del comunicato del gruppo terroristico con tanto di espliciti insulti per la vittima designata. Per cronaca, va detto che l’attentato al vicequestore Alfonso Noce, allora responsabile della sezione antiterrorismo di Lazio e Abruzzo, avvenne il 14 dicembre 1976 da parte dei Nuclei armati proletari, determinati ad ucciderlo all’uscita della sua abitazione a Monteverde.
L’attentato provocò il ferimento alle gambe di Noce, e l’uccisione poi di uno dei due poliziotti della scorta, il ventiquattrenne agente Prisco Palumbo, e di un terrorista, Martino Zichitella, colpito forse per errore dagli stessi attentatori.
Una volta rintracciati e arrestati i membri del Nap sono stati condannati all’ergastolo.

Fonte: Ansa

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