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Climbing Iran, la libertà scalando montagne

(ANSA) – ROMA, 21 OTT – Arrivare in cima a vette reali e
metaforiche, come la possibilità di affermare la propria libertà
di donna in una società come quella iraniana. E’ la doppia
impresa di Nasim Eshqi, classe 1982, pioniera dell’arrampicata
all’aperto in Iran. Un Paese dove le donne dovrebbero allenarsi
solo su pareti “indoor”, durante orari prestabiliti, e solo tra
donne. Quella di Nasim, diventata popolare grazie ai social, è
una personalità forte e coraggiosa. La racconta il documentario
Climbing Iran di Francesca Borghetti, presentato in anteprima
alla Festa del Cinema di Roma in Alice nella città. “Avevo visto una foto di Nasim e mi ha colpito moltissimo
quest’immagine di lei che stava per conquistare la vetta di
montagna – spiega la documentarista -. Non riuscivo a capire
come si riconciliasse con le altre immagini delle donne che
arrivano dall’Iran”. Per comunicare con lei “mi sono iscritta ad
Instagram e abbiamo iniziato a scriverci messaggi. Nel frattempo
ho cominciato a studiare l’Iran e mi sono resa conto di quanto
dia viva e complessa quella società, a ni ne arriva una sola
dimensione”. Nonostante le difficoltà e a volte i no sui visti
per l’estero che lee arrivano, quando decide di iniziare una
nuova impresa Nasim è decisa a restare nel suo Paese: “Come dice
nel documentario, è l’Iran che l’ha resa donna che è. Sente che
è importante non seguire la via degli altri ma costruire la
propria strada”.
    Nasim reagisce ai pregiudizi che spesso subisce perché “è
una combattente, una campionessa, nata fin da bambina. Sa stare
al centro di una battaglia. Conosce anche molto bene il suo
Paese e i suoi elementi, sa quali sono i limiti”. I social, dove
racconta il suo percorso, “non sono mainstream in Iran,
l’ombelico del Paese non sta su facebook. Il climbing è un
piccolissimo sport rispetto al mainstream del calcio. Ma anche
nel climbing, ci sono filoconservatori, che non accettano alcune
sue scelte. Lei comunque in montagna va con la testa coperta,
come richiedono i codici islamici perché ha il caschetto. Ha
imparato a difendersi”. (ANSA).
   

Fonte: Ansa

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